Che tenerezza quando i progressisti si pongono qualche... scrupolo...
Repubblica 18marzo 2026
Volere un figlio, purché sia perfetto. Ma si può “costruire” su misura?
L’obiettivo dichiarato – anzi, sarebbe più corretto dire trapelato, visto che esiste un patto di massima segretezza tra gli attori della vicenda – è far nascere bambini sani, geneticamente modificati in modo da evitare malattie genetiche ereditarie. O malattie ossee o cardiache o rischi cardiovascolari e chissà che altro. Ma c’è chi già pensa che le modifiche genetiche rese possibili dalla tecnica Crispr, anche nota come il taglia e cuci del DNA – una forbice molecolare in grado, quindi, di sostituire con altri sani i geni responsabili di malattia – possano consentire di individuare gli embrioni che potenzialmente possono avere un quoziente intellettivo maggiore.
Avvenire: si gioca a fare Dio
O, perché no, magari dar vita a individui più alti e performanti, magari con tendenza al normopeso o di altezza superiore alla media. Perché dal desiderare un bambino sano al pensiero di averne uno perfetto il passo è breve, e il desiderio inconfessabile. Insomma, come titolava il quotidiano cattolico Avvenire, si tenta di creare in provetta il bambino perfetto, per fare a gara con Dio.
La moratoria su manipolazione embrioni
Ma al di là delle imprescindibili questioni etiche – che non a caso hanno imposto una moratoria in quasi tutto il mondo all’utilizzo della tecnica Crispr nelle cellule riproduttive e negli embrioni – che cosa c’è di fattibile in Preventive, start-up della Silicon Valley fondata dal genetista Lucas Harrington e finanziata con oltre 30 milioni di dollari da alcuni tra i maggiori imprenditori tecnologici americani, come Sam Altman di OpenAI e Brian Armstrong, guru delle criptovalute con Coinbase? E qual è il sogno che davvero inseguono? Davvero quello di un bambino senza malattie genetiche o con minori rischi cardiovascolari, come dichiarano, o piuttosto quello di un essere del quale si possono scegliere preventivamente caratteristiche fisiche o addirittura attitudini? E il termine eugenetica, utilizzato da alcuni per contestare la tecnica, è davvero così fuori luogo? Inoltre, a chi sarebbe davvero accessibile una tecnologia di questo tipo, visto che il trattamento per l’editing genetico dell’anemia falciforme approvato da Fda costa più di 2.2 milioni di dollari? Tante domande, e la prima è se è un’idea delirante, come sostiene Fyodor Urnov, direttore dell’Innovative Genomics Institute dell’Università della California-Berkeley.
Bisogna dire che qualche anno fa uno scienziato cinese, He Jiankui, della Southern University of Science and Technology di Shenzen, ha praticato editing genetico su embrioni scuotendo il mondo scientifico annunciando di avere fatto nascere tre bambini geneticamente modificati e immuni all’Hiv: è stato punito con tre anni di carcere e multa per pratiche illegali. Il dibattito scientifico ha scosso il mondo della genetica e quello della medicina della riproduzione. Anche perché non sappiamo ancora tutto quanto del genoma umano o delle interazioni dei geni tra di loro e qualunque cambiamento prodotto modificando con Crispr il patrimonio genetico si tramanda alle generazioni future, nel bene e nel male, errori compresi.
Porcu: troppe variabili e rischi di errore
Non a caso gran parte della comunità scientifica è contraria e ha chiesto una moratoria internazionale su questo tipo di esperimenti considerati pericolosi. "La biologia e la medicina della riproduzione non sono scienze perfette – premette Eleonora Porcu, grande esperta di procreazione assistita in Italia e professoressa all’Università Alma Mater di Bologna – e, sebbene si sia in grado di identificare specifici loci nel DNA che presiedono un certo tipo di funzioni neuronali, rendendo l’ipotesi di Preventive teoricamente possibile, ci sono troppe variabili e varianti in corso d’opera e il rischio di incorrere in errori non è indifferente, come anche del resto la diagnosi preimpianto non è scevra di errori. E spesso la natura è in grado di arrangiarsi e correggersi da sola. Figuriamoci se si possono programmare bambini con interessi specifici o più intelligenti o più alti o con predisposizioni particolari”.
Intanto, però, negli Usa si moltiplicano le offerte di screening poligenici degli embrioni con la selezione di quelli considerati migliori e alcune start-up promettono di riuscire a individuare nel DNA con algoritmi specifici non solo malattie ma, appunto, altezza o probabilità di quoziente intellettivo. O anche probabilità di ammalarsi di disturbo bipolare, schizofrenia, ansia. Al modico prezzo di qualche decina di migliaia di dollari a embrione. E se è vero che le Società scientifiche alzano le mani e avvertono che non c’è niente di certo, queste offerte arrivano anche attraverso enormi cartelloni pubblicitari per strada: “Have your best baby”, un invito ad avere il miglior bambino possibile.
Il punteggio prevede il rischio non la malattia
Già, ma che cosa è possibile oggi? "In realtà già oggi i progressi ci consentono di fare il profilo degli embrioni per tratti poligenici come altezza, abilità cognitive o quoziente intellettivo, ma – precisa Danilo Cimadomo, professore associato di Biologia della Sviluppo all’Università di Pavia – gli outcome, i risultati, non sono ancora chiari. Il “poligenic risk score” non determina l’insorgenza di malattia, come diabete, malattie cardiovascolari o tumori, ma un minore o maggior rischio di sviluppare malattia. Informazioni che possono servire a modificare il proprio stile di vita personale se si sa, per esempio, che si corre un rischio aumentato del 20 per cento di ammalarsi di diabete. Alcune aziende americane hanno preso questo concetto pensando di applicarlo sugli embrioni, utilizzando punteggi poligenici per tante mutazioni che possono o meno aumentare rischi specifici. Se si trasla questo ragionamento a fattori non medici come l’altezza o il quoziente intellettivo, per esempio, sappiamo che per il 50 per cento le variabili sono dovute alla genetica, ma questo non vuol dire che puoi selezionare gli embrioni per farli diventare più intelligenti, ma che puoi scegliere tra i tuoi embrioni il migliore. Quindi quello che si può fare, se si hanno tanti embrioni, è trasferire quello che ha un punteggio migliore, ma questo presuppone di avere un gran numero di embrioni tra cui scegliere e che tutti si impiantino, entrambe cose possibili ma raramente vere. L’idea della start-up è definire i rischi poligenici e andare a modificare quei geni con Crispr-Cas 9, con rischi potenziali non accettabili. Io non sono contrario alla ricerca e, anzi, avremmo bisogno di più ricerca sugli embrioni, ma sono contrario al fatto che possa essere utilizzata per modificare il destino genetico. Perché possiamo correggere un gene, ma rischiamo di danneggiarne un altro o di creare una modifica cromosomica”.
Già alcune aziende americane mettono in pratica lo score di rischio poligenico sugli embrioni delle coppie per arrivare, appunto, al miglior bambino possibile. Tutto fumo e business? "Oggi è indimostrabile quello che promettono – continua Cimadomo – come si fa a sapere come interferisce l’ambiente nell’arco della vita di quell’embrione? E in più consegnano ai genitori una spada di Damocle di possibile malattia. Oggi questa selezione costa all’incirca 10 mila dollari, ma direi che ce ne passa prima che possa essere validata e arrivare alla pratica clinica. Piuttosto pensiamo a come affrontare l’infertilità in aumento: oggi una coppia su cinque ha problemi di fertilità”.
Le società italiane
E prendono posizione anche le società scientifiche italiane, come Sifes Mr (Società italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione) e Sierr (Società italiana embriologia riproduzione e ricerca) che in un documento scrivono come sia affascinante "l’idea di un futuro in cui si possano modificare embrioni per prevenire malattie, e la ricerca scientifica in questo campo rappresenta un’importante frontiera della conoscenza. Tuttavia, è essenziale valutare con attenzione sia le opportunità che i limiti attuali di queste tecnologie, mantenendo un approccio equilibrato che riconosca il valore della ricerca di base senza alimentare aspettative premature. Il genoma umano è complesso e interconnesso. Modificare un gene può avere effetti imprevisti su altri aspetti della biologia. Questo non significa che la ricerca debba fermarsi, ma che deve procedere con rigore scientifico e cautela appropriata. Anche la natura irreversibile delle modifiche genetiche germinali merita attenzione, poiché le modifiche vengono trasmesse alle generazioni successive”.
Affascinanti e utili le ricerche per una maggiore comprensione dei meccanismi biologici e dello sviluppo umano. Indipendentemente dalle applicazioni cliniche. E da quei presupposti matematici per "ridurre il rischio di malattie poligeniche tramite editing che si basano su presupposti che, pur essendo teoricamente interessanti, richiedono ancora molti anni di ricerca per essere validati”. La scienza procede a piccoli passi e, mai come in questo caso, devono essere passi rigorosi e responsabili, che devono garantire sicurezza, trasparenza scientifica, dibattito etico approfondito e grande attenzione alle implicazioni sociali. Insito nella scienza vi è un margine d’errore che diventa un errore inaccettabile, se si finisce per modificare parti del genoma o provocare alterazioni cromosomiche in un essere umano, che poi trasmette questi errori ai figli. Insomma, almeno quando parliamo di vita, niente scorciatoie.
